Tessitori e tessitrici di relazioni: il lavoro di rete che funziona
(a cura di Luisa Pozzar)
In due settimane, due risultati: nel Lazio, la rete territoriale e il Coordinamento Regionale Nati per la Musica hanno messo a segno una doppietta storica. Da un lato, la donazione ricevuta grazie all’iniziativa “Cuori all’unisono” della Croce Rossa (Nepi-Monterosi-Castel Sant’Elia), insieme a quattro bande musicali locali, ha permesso l’allestimento di una sala di lettura e musica nel reparto pediatrico dell’ospedale ”Santa Rosa” di Viterbo. Dall’altro, il progetto “Prime note… Grandi scoperte” – che vede NpM Lazio come partner in collaborazione con il XIV Distretto Sanitario di Roma – si è aggiudicato un finanziamento di oltre 12mila euro per attività diffuse sul territorio di Roma, formazione e un evento finale. Abbiamo raggiunto Salvatore Di Russo, referente Nati per la Musica del Lazio, nonché componente del Coordinamento Nazionale NpM, che ha partecipato in prima persona a questo percorso, per rivolgergli alcune domande.
Raggiungere traguardi così importanti non è semplice e, va detto, è frutto di un importante lavoro di tessitura della rete territoriale. Puoi raccontarci questo lavoro “invisibile” che è l’anima di tutto?
A mio avviso, il ruolo fondamentale di un Referente regionale e, a maggior ragione, di un componente del Coordinamento Nazionale NpM, consiste proprio nell’agire come un vero e proprio tessitore di relazioni sul territorio. Si tratta di un impegno che richiede una dose non comune di pazienza e costanza. È un’opera spesso invisibile, ma al tempo stesso “tangente” e “tangibile”: riesce a sfiorare, sensibilizzare coinvolgere chiunque incontri lungo il cammino, rivelandosi allo stesso tempo estremamente concreta, poiché capace di generare risultati straordinari, che possono andare ben oltre le aspettative iniziali.

Il lavoro di rete presuppone la costruzione di relazioni di collaborazioni tra realtà spesso anche molto diverse? Qual è stata la chiave per comunicare tra di voi e lavorare per un obiettivo comune?
La comprensione profonda delle specificità locali è il prerequisito fondamentale per instaurare relazioni territoriali efficaci. All’interno del contesto laziale, la Capitale si configura come una risorsa imprescindibile per l’offerta culturale e assistenziale, ma fa emergere una marcata discrepanza con le aree periferiche della regione, dove i deficit di mobilità penalizzano il welfare sociale dedicato alla prima infanzia. In risposta a questo scenario, l’azione di coordinamento si è concentrata sin da subito sul monitoraggio attivo e sull’ascolto delle esigenze locali.
A supporto di questa causa, ho scelto di mettere interamente a disposizione il mio bagaglio di esperienze, sia sul piano umano che professionale, per lo sviluppo di Nati per la Musica in una totale sinergia strategica con la rete di Nati per Leggere, consolidatasi anche attraverso iniziative di formazione ed eventi di promozione pubblica come, ad esempio, la Festa della Musica che si celebra ogni anno il 21 Giugno, giorno del solstizio d’estate.
Promuovere le buone pratiche sonoro-musicali in famiglia come mezzo di relazione è una missione molto nobile, ma spesso difficile da far comprendere fino in fondo sia alle realtà con le quali si collabora, sia (e soprattutto) ai decisori che possono mettere a disposizione le risorse economiche fondamentali per sostenere le attività a favore delle famiglie. Voi come siete riusciti a comunicare il valore di ciò che fate come rete NpM del Lazio?
Non mi sentirei di dare una risposta perentoria a questa domanda, perché anche per me è stata una prima esperienza: non avendo mai applicato strategie preconfezionate, è un aspetto su cui non mi ero mai soffermato prima d’ora.
Una cosa, però, posso affermarla con certezza. Credo che la facilità con la quale Nati per la Musica riesce a far confluire soggetti istituzionali, capaci anche di erogare contributi importanti, risieda, essenzialmente, nel principio del “dono” che contiene quello di “gratuità”. Lo dimostra, in maniera esemplare, l’impegno di volontarie e di volontari – dai professionisti della salute e dell’educazione fino alle musiciste, ai musicisti e alle famiglie – che, senza distinzione di età o estrazione sociale, portano la musica e la lettura nei luoghi frequentati dalle bambine e dai bambini da zero a sei anni. Per loro significa condividere l’esperienza più preziosa che abbiano mai vissuto, mossi dalla consapevolezza che la vera bellezza cresce solo quando si decide di non trattenerla per sé. Riuscire ad accedere ai fondi pubblici è senza dubbio importante, ma se mancano le persone disposte a spendersi con passione e professionalità, nulla è davvero realizzabile.

Cosa suggeriresti concretamente agli altri coordinamenti regionali per tentare la strada dell’accesso ai fondi per sostenere le azioni del Programma NpM?
Se dovessi lasciare un messaggio, preferirei non dare consigli, ma lanciare un invito: osiamo! Osare significa puntare a traguardi ambiziosi, di quelli che non si possono tagliare da soli. È proprio questo limite a diventare una forza, perché
- costringe a fare squadra
- a rimboccarsi le maniche
- a cercare alleati che condividano la nostra stessa visione.
Significa fare proprio il motto cinematografico “provare, provare, provare”, tentando ogni strada, inclusa la partecipazione ai bandi, senza temere i passi falsi. Anche una sconfitta si trasforma in un patrimonio di esperienza utile a fare del bene al prossimo nei tentativi successivi, certi che la costanza paga sempre.