La musica fa bene!

Nati per la Musica La musica fa bene!

Raffaella Schirò, pediatra di libera scelta, componente del Coordinamento Nazionale Nati per la Musica e referente per la Lombardia.

La musica fa bene, lo sappiamo. Questa frase è ormai accettata e declinata da mamme e papà, pediatri/e, psicologi e psicologhe, pedagogisti/e e personale educativo per i molteplici ambiti che riguardano il sostegno dello sviluppo del bambino e della bambina.
Sappiamo che la musica, ascoltata e condivisa, sin dall’ambiente fetale e nei primi mesi di vita, ha un impatto positivo sul neuro sviluppo.
Sappiamo che gli effetti positivi sono evidenti sul miglioramento della memoria, delle capacità logiche e del linguaggio e queste evidenze sono documentate da studi scientifici.

Musica ed empatia

Ma ci sono altre e recenti scoperte che ci convincono proprio che la musica è un catalizzatore di benessere.
Non intendiamo fa bene perché rende il bambino o la bambina “migliore” ma perché ci fa stare bene insieme.
Si è infatti recentemente scoperto che la musica in famiglia influenza positively la capacità dei più piccoli e delle più piccole di provare empatia. Cioè, l’esperienza sonoro-musicale modera con un “contagio emotivo musicale” la relazione tra bambini, bambine e e genitori (o altre persone adulte di riferimento) e “aumenta l’empatia” in entrambi.
E se definiamo l’empatia come la capacità socio emozionale di capire e rispondere alle emozioni di chi si relaziona con noi, di chi abbiamo di fronte, mettendosi in risonanza, capirete che non è cosa da poco.
In questi studi si vede come il bambino o la bambina che ascolta una musica è in grado di notare le emozioni che questa suscita – allegria o tristezza per esempio – e di mettersi in sintonia: condivide cioè la stessa sensazione con la mamma o il papà e, se più grande, con gli altri bambini e bambine.

Quindi i più piccoli e le più piccole sentono due volte: ascoltano la musica e si sintonizzano con le emozioni di chi sta condividendo l’esperienza assieme a loro.

Per approfondire >>>>> The mechanisms through which the family music environment influences young children’s empathy: the mediating role of music emotional contagion and the moderating role of parent–child relationship quality

L’impatto delle competenze socio-relazionali

Questo è alla base dell’atteggiamento sociale del bambino e della bambina, una competenza che recentemente pare facciano più fatica a sviluppare poiché vivono un ambiente caratterizzato dalla presenza di molteplici dispositivi digitali e sono partecipi di un modello sociale sempre più individualista.
“I bambini non giocano più insieme“, “stanno sempre davanti agli schrami”, “la loro giornata è organizzata troppo, non hanno più tempo libero e non usano più la fantasia”.
Quante volte sentiamo e leggiamo queste frasi per definire la condizione di vita di bambine e bambini di oggi?

Per questo ancor di più è da tenere in considerazione l’effetto della musica sulle competenze socio-relazionali: ha ricadute sulla regolazione delle emozioni e le reazioni dei genitori e concorre a creare le basi per il benessere in famiglia e uno sviluppo sociale equilibrato del bambino stesso.

Fonte: A Review of the Literature on the Relationship of Music Education to the Development of Socio-Emotional Learning

Come bambini e bambine percepiscono la musica dalla nascita

La condivisione della musica, a differenza di altre attività educative o ricreative, non si pratica seguendo indicazioni o regole, non c’è un traguardo o un fine da raggiungere, la musica in famiglia si ascolta, si condivide e si riproduce con il corpo. Sì, si comunica anche con il corpo in movemento.

Dalla nascita e i primi mesi di vita il bambino o la bambina attiva parti del cervello e registra gli stimoli musicali.
Dai 3-6 mesi distingue quelli consoni secondo la musica che lo circonda da quelli inusuali o atonali e segue con movimenti asincroni del tronco (dondola, muove braccia) non “a tempo” ma con la musica.
Dai 12 mesi percepisce la sincronia della musica con il movimento ma non sa ancora riprodurla. “Battere il ritmo” è una competenza successiva ma non vuol dire che il bambino ascolta e gli piace la musica solo quando sa andare a tempo!

Quindi possiamo ascoltare musica cantare e ballare con i nostri bambini e bambine dalla nascita perché il loro cervello è predisposto a registrare i suoni, c’è proprio una parte specifica e dedicata che aspetta di essere “stuzzicata”.
Per creare questi stimoli, che sono spontanei, non serve la mediazione delle parole o di uno strumento. Il paesaggio sonoro in cui siamo immersi è l’ambiente che ci circonda, se ci fermiamo ad ascoltarlo e ci sforziamo di dettagliarlo sentiamo prima i rumori poi varie voci, i silenzi, e i suoni più o meno legati in musica.
L’esperienza sonora-musicale è una pratica spontanea e antica su cui si basa la relazione del bambino o della bambina con la persona adulta di riferimento.

Fonte >>>>> Development of auditory and spontaneous movement responses to music over the first postnatal year

Gli “attrezzi” per una piacevole e duratura esperienza sonoro-musicale possono essere:

  • La ricerca e ascolto di suoni spontanei ambientali da ascoltare insieme: l’acqua, il vento, i versi degli animali, le campane, il silenzio.
  • La riproduzione del suono con strumentario e oggetti semplici da usare e far usare
  • Il canto, e la lallazione del bambino o della bambina a cui agganciarsi e da cui sviluppare note, scale, stringhe di melodie.
  • Il movimento che rincorre, riproduce o anticipa il suono.
  • L’ascolto di musica, tutta la musica anche quella meno riprodotta.

In conclusione

Bambini e bambine ascoltano tutto quello che li circondano e sono aperti a dialogare con chi hanno intorno.

Per regalargli un’esperienza positiva e continua possiamo approfittare della loro predisposizione e cercare di esprimere le nostre emozioni, nonché giocare con i suoni e la musica che ci colpiscono e che vogliamo condividere nella giornata.

Senza schrami e senza troppe parole, e richieste performative.

La musica: un’ottima alleata!

Nati per la Musica La musica: un’ottima alleata!

Monica Castagnetti, pedagogista, componente del Coordinamento Nazionale Nati per la Musica e Nati per Leggere, spiega come la musica non sia solo emozione e piacere, ma un vero e proprio strumento educativo e di supporto alla routine di bambine e bambini.

Lo sappiamo bene, la musica è puro piacere che si insinua nelle nostre vite in molti modi; è la melodia sussurrata a mezza voce prima di colazione, quando siamo felici, è quel ritmo capace di ricaricarci quando siamo giù, è il quartetto per archi che ci fa passare così bene il mal di testa, è quella hit estiva capace anche di riportare indietro il sapore dei ricordi, è quel brano che sentivamo cantare molti anni fa e ci emozionava. Comunque la si metta, la musica, canticchiata, fischiettata, suonata nella mente o ascoltata, è quel linguaggio naturale che catalizza le nostre emozioni, le connette e le suscita.

Forse proprio per queste sue componenti emotive e personali, alle volte facciamo un po’ fatica a pensare che possa avere una qualche utilità, eppure è uno strumento indispensabile dal punto di vista educativo e nella gestione delle routine quotidiane. Vediamo come.

1. Regolazione emotiva e transizioni più dolci

Durante i primi anni di vita, passare dal piacere di giocare al momento della pappa, di prepararsi per uscire o fare la nanna può generare frustrazione, dispiacere, contrasti o crisi di rabbia. Durante i cambiamenti di attività la musica può essere di grande supporto; agisce, infatti, direttamente sul sistema limbico, riduce i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) e riporta più rapidamente ad uno stato emotivo di serenità e piacere.

  • Nella routine quotidiana: Utilizzare “canzoni di transizione” con ritmi regolari e prevedibili aiuta bambini e bambine a prevedere cosa sta per accadere. Un brano delicato e calmo prepara il corpo e la mente al riposo, mentre un motivo ritmato e divertente facilita il riordino dei giochi o la preparazione per uscire o la nanna senza arrivare allo scontro verbale.
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2. Sviluppo del linguaggio e della comunicazione

L’ascolto e il canto di ninnenanne, filastrocche e linguaggio o canto ritmici stimolano le stesse aree cerebrali deputate all’elaborazione del linguaggio. La musicalità, infatti, accentua le sillabe delle parole, sottolinea le componenti vocaliche, rendendo più facile per il cervello nella prima infanzia identificare i fonemi e la struttura grammaticale, creando così una prima immagine efficace della struttura della madrelingua.

  • Nella routine quotidiana: Cantare o declamare filastrocche durante il momento del bagnetto o del cambio del pannolino fa stare bene e arricchisce il vocabolario di bambine e bambini. Questi momenti operativi, così, possono trasformarsi in occasioni di interazione linguistica, sociale e conoscenza reciproca.

3. Sviluppo motorio e coordinazione

La musica invita naturalmente al movimento. L’ascolto di ritmi differenti, anche provenienti da diverse culture musicali, e la coordinazione tra udito e movimento (come battere le mani, marciare o danzare) stimolano la corteccia motoria e lo sviluppo della coordinazione oculo-manuale e dell’equilibrio.

  • Nella routine quotidiana: Un bel momento di danza non si nega a nessuno, anche se vi sentite negati, per il vostro bambino o bambina sarete i danzatori migliori del mondo. Giocare con il corpo, cantando o ascoltando musica aiuta bambini e bambine a prendere consapevolezza del proprio corpo, delle sue possibilità, supporta la coordinazione e affina la motricità grossolana e fine, necessarie per molti compiti quotidiani.
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4. Potenziamento delle funzioni esecutive e dell’attenzione

Attività musicali semplici, come seguire un ritmo con il battito delle mani, dei piedi o percuotendo oggetti oppure fermarsi quando la musica o il canto si interrompe, sono attività molto complesse e giochi straordinari! Richiedono, infatti, capacità di controllo inibitorio, concentrazione, memoria di lavoro e flessibilità cognitiva, le basi delle cosiddette funzioni esecutive, che iniziano a crearsi fin da piccoli anche solo attraverso il rispetto dei turni di attesa in brevi scambi di versi e vagiti.

  • Nella routine quotidiana: Quando bambini e bambine sono più grandi, si può giocare insieme a ripetere brevi e semplici ritmi, realizzati con la voce o battendo le mani o altre parti del corpo. Il rispetto del tempo di ascolto, il mantenimento in memoria del breve ritmo e la sua riproduzione sono difficili e molto sfidanti!  Richiedono, infatti, capacità di autocontrollo che si riflette poi positivamente in routine complesse, come lo stare seduti a tavola durante i pasti o il lavarsi i denti con pazienza.

Queste sono solo alcune delle situazioni in cui la musica, nelle sue diverse declinazioni, può venire in supporto all’educazione e alle routine nei primi anni di vita.

L’invito ad avvalervi del canto e del ritmo in diverse situazioni quotidiane è soprattutto l’esortazione a recuperare il piacere di fare le cose insieme ai bambini e alle bambine con il loro stesso spirito. Per dare opportunità di giocare con la musica in questa età non serve per forza uno strumento, un lettore multimediale o uno schermo, basta recuperare quel piacere da cui siamo partiti in questo contributo e la gioia di usare la propria voce e le potenzialità musicali e ritmiche del corpo, proprio come fossimo ancora piccoli.

Monica Castagnetti 

pedagogista e componente del Coordinamento Nazionale NpM