Musica e relazione
Alessandra Sila, educatrice, Direttrice del CSB e componente del Coordinamento Nazionale “Nati per la Musica” ci offre un approfondimento sul ruolo fondamentale che la musica gioca nel nutrire la relazione genitori, bambine e bambini.
“Musica e relazione” rappresenta un rapporto intrinseco con il sé medesimo e uno estrinseco se pensiamo all’azione comunicativa a più ampio spettro, dalla relazione primordiale con la madre, a quella con i genitori e con i caregiver.
Il rapporto intrinseco della relazione sonora
Dal punto di vista intrinseco, la musica è strettamente collegata con la mente e il cervello, infatti gli stimoli sonori, siano ascoltati o suonati con uno strumento musicale, giungono alla corteccia cerebrale dove avviene la decodificazione attraverso un’analisi raffinata da parte delle componenti cerebrali deputate. Gli effetti di questo processo producono ricadute di tipo motorio, cognitivo ed emotivo.
Il periodo prenatale e post-natale
Durante la permanenza nel grembo materno, il bambino, o la bambina, percepisce, fuse nel liquido amniotico, le stimolazioni, come la voce materna e quella delle altre persone, in forma di vibrazione. Sappiamo che subito dopo poche ore dalla nascita, c’è una preferenza e una discriminazione delle percezioni vocali e anche musicali, se ascoltate durante la gravidanza. Alcuni studiosi hanno evidenziato come esista una pelle uditivo-fonica atta a formare nell’apparato psichico la capacità di significare e poi simbolizzare. La relazione tra voce materna e neonato/a fomenta la costruzione di un mondo interno dal quale si stabilirà la comprensione dell’esistenza di quello esterno. Tra queste due dimensioni permane una stretta connessione potenziata dall’esperienza sonora.
Per approfondire, ti segnaliamo un interessante articolo di Luisa Lopez, pubblicato sui Quaderni ACP sull’incontro tra neuroscienze e musica –> leggi l’articolo

Il valore della musica nei processi di sviluppo
Sappiamo che il messaggio musicale si esprime con il ritmo, la melodia e il timbro.
- Il ritmo musicale si sovrappone a quelli biologici del ritmo cardiaco, respiratorio e dei ritmi circadiani e, per la sua complessità, in particolar modo incide sul linguaggio, con il sostegno alla comprensione delle parole preceduta dalla segmentazione nel flusso del parlato.
- La musica facilita il processo di apprendimento, rinforza la memoria “ripetitiva”, contemplando il coinvolgimento del corpo e degli aspetti motori. Un particolare tipo di neuroni, i cosiddetti “neuroni specchio”, leggono un’azione e la introiettano per replicarla in maniera speculare. Questo sistema si attiva anche nell’apprendimento del canto o dell’uso di uno strumento musicale per imitazione.
Per approfondire, segnaliamo un articolo, pubblicato su “Psicologia contemporanea”, a firma di Elena Flaugnacco, Luisa Lopez e Chiara Terribili –> leggi l’articolo
La musica fa emergere le emozioni
La frase musicale rappresenta un telaio che contiene la “tessitura” della narrazione melodica. La melodia varia continuamente nel gioco tra accordi e ampiezza dei suoni, mentre il timbro, ovvero la “voce” dello stimolo musicale, strumento o canto, innesca in maniera preponderante una componente espressiva ed emotiva che forma uno stato d’animo.
Questa condizione può essere personale e intima quando la persona percepisce le emozioni, come quella estetica di risposta alla bellezza del suono o quelle primordiali di eccitazione positiva o negativa, rilassamento, paura, aggressione (qui le strutture limbiche come l’amigdala e l’ippocampo, pilastri della memoria e delle emozioni, sono le più coinvolte).
Per approfondire i benefici della musica e i suoi effetti neurofisiologici, segnaliamo un articolo, pubblicato su “Medico e Bambino” a firma di Claudio Panizon –> leggi l’articolo
Il carattere sociale della musica
Inoltre, la musica può avere anche un carattere collettivo, sociale, universale che innesca il senso di appartenenza empatica ai propri simili e la sincronizzazione del gesto mentre si suona uno strumento in gruppo. Una estensione del valore della musica, ma anche della condivisione del silenzio, nel rapporto con gli altri. John Cage, nel suo “4’33’”, resta seduto al pianoforte in silenzio per quel tempo, a significare che l’ambiente ha una connotazione acustica tout court. La relazione si instaura attraverso l’ascolto reciproco di chi partecipa all’esibizione con i loro respiri e i loro rumori. Una provocazione creativa che ha mobilitato esternazioni contrastanti.
Per approfondire il legame tra musica e scienze cognitive, segnaliamo un articolo, pubblicato su “Medico e Bambino”, a firma di Costantino Panza e Elena Flaugnacco –> leggi l’articolo

Chi ben inizia …
In conclusione, tutto questo inizia molto precocemente. La relazione affettiva con i genitori ha un ruolo cardine nello sviluppo della persona che fin dal periodo prenatale è competente, curiosa in maniera spontanea. Quello che si offre in termini di stimoli sonori e musicali è prezioso, favorente la relazione tra le persone e la comprensione del mondo circostante. Un impegno affascinante che riguarda l’essere umano nella sua vita intera.
Alessandra Sila
Educatrice, Direttrice del CSB e componente del Coordinamento Nazionale NpM