Musica come patrimonio di tutti e tutte
(a cura di Maria Maddalena Patella)
Una certa mentalità, ancora piuttosto diffusa, considera la musica patrimonio di una élite privilegiata che ne comprende i meccanismi ed è abilitata a riprodurla secondo schemi rigidi e prassi consolidate.
La musica però, lo sappiamo, è per tutti e tutte e alla portata di tutti e tutte: chiunque può cantare, cimentarsi con uno strumento musicale o semplicemente ascoltare musica senza alcuna preparazione o formazione professionale.
Un brano musicale, di qualunque genere, senza bisogno di traduzioni, può suscitare emozioni, veicolare messaggi e ideali, creare connessioni anche tra persone che non parlano la stessa lingua, trasportare nel tempo e nello spazio.
La musica, una volta creata, non è più proprietà di chi l’ha composta, chiunque se ne può “appropriare” legandola ai propri vissuti e valori o condividendola con la propria comunità di riferimento.
Linguaggio universale e identità musicali
Duque la musica è un linguaggio universale che arriva a chiunque, al di là dei singoli idiomi e dei confini geografici e anche per questo è patrimonio dell’umanità.
Non dimentichiamo tuttavia che ogni popolo ha tradizioni proprie e modalità specifiche con cui si esprime musicalmente e che attraverso le musiche di ciascuna cultura è possibile riconoscere e valorizzare le singole identità etniche e culturali.
In un contesto di globalizzazione è importante mantenere viva e condividere la propria identità musicale per dialogare e integrarsi con gli altri.
Ecco perché è bene lasciare spazio alle tradizioni musicali che fanno parte del vissuto di ciascuna bambina e ciascun bambino, tramite la propria famiglia di origine.
Canzoncine, ninna-nanne, filastrocche rappresentano un prezioso patrimonio popolare da valorizzare nei contesti famigliari ed educativi.
Musica fin da piccolissimi e piccolissime
Bimbe e bimbi piccolissimi reagiscono agli stimoli sonori, si tranquillizzano all’ascolto di determinate melodie ascoltate nel grembo materno, rispondono alla voce dei genitori con versi e vocalizzi e si muovono spontaneamente al ritmo della musica.
Non vi è dubbio che queste siano le prime forme di espressione musicale che manifestiamo fin dalla nascita, prima ancora di sviluppare il linguaggio verbale. Sono capacità di cui tutti siamo naturalmente dotati e che, di fatto, fanno parte del patrimonio genetico di tutti noi, a qualunque latitudine nasciamo (Linguaggio e musica – Nati per la Musica).
La ricerca scientifica e i numerosi studi prodotti negli ultimi anni nel campo delle neuroscienze dimostrano e avvalorano ciò che, di fatto, è da sempre un luogo comune.

“Musica non privilegio di pochi ma patrimonio di tutti” (Zoltán Kodály)
“Nati per la Musica”, che promuove l’esperienza sonoro-musicale in famiglia dalla gravidanza all’età prescolare come strumento di relazione, fa proprio il principio secondo cui la musica è un diritto universale, condiviso e accessibile e non un privilegio per pochi.
Utilizzare il canto come mezzo per comunicare in modo naturale non richiede particolari doti vocali, così come per ascoltare, danzare e giocare con la musica non serve aver compiuto studi musicali.
Tutti noi, a costo zero, possiamo facilmente mettere in atto buone pratiche musicali con risultati davvero sorprendenti e alla portata di ciascuno, sia in famiglia sia nei contesti sociali in cui viviamo (Facciamo musica insieme! – Nati per la Musica).
Nelle proposte alle famiglie, inoltre, NpM favorisce quanto più possibile l’inclusione e la diffusione di buone pratiche, consentendo la partecipazione gratuita alle attività musicali e agli incontri informativi organizzati da biblioteche, centri per le famiglie, nidi e scuole dell’infanzia, scuole di musica, consultori, ambulatori pediatrici ecc.
Particolare impegno degli operatori sta nel coinvolgere le famiglie più disagiate, sulle quali gli effetti benefici della musica sono ancora più evidenti.