Il dialogo sonoro: musica e linguaggio
Elena Flaugnacco, psicologa, psicoterapeuta e specialista in neuropsicologia, componente del Coordinamento Nazionale “Nati per la Musica” ci offre un approfondimento sul ruolo fondamentale che la musica gioca nello sviluppo del linguaggio di bambine e bambini.
Sin dalla nascita la bambina o il bambino è un essere musicale che attraverso l’ascolto e l’interazione con i famigliari e le altre figure educative può imparare a dare senso alla musica, così come al linguaggio.
Le prime abilità linguistiche e musicali
Sia il linguaggio che la musica sono il risultato di una sequenza di suoni che rispettano determinate regole.
- Il neonato è già dotato di un apparato sensoriale e di un sistema cognitivo che gli permettono di elaborare gli stimoli musicali e linguistici. È in grado di attuare una forma di apprendimento “ad orecchio” delle strutture musicali e di quelle linguistiche, chiamato apprendimento implicito, una forma di apprendimento inconsapevole e passivo, che avviene grazie all’esposizione culturale, senza consapevolezza di che cosa si conosce e apprende.
–> Leggi qui un estratto dell’opuscolo “La musica come nutrimento” della collana “Nutrire la mente” del Centro per la Salute delle Bambine e dei Bambini
- A 6 mesi d’età bambine e bambini discriminano parole bisillabe come “bada” e “baga”, riconoscono una melodia anche se trasposta, ad es. cantata da un bambino o da un baritono; percepiscono e riconoscono durate diverse, altezze diverse e variazioni timbriche. Inizia la specializzazione linguistica e musicale: le abilità di discriminazione e produzione linguistica e ritmico-musicale si orientano e specializzano in base alla cultura di appartenenza.
- A 12-24 mesi compaiono le prime parole e le prime combinazioni di parole, bambine e bambini esplorano attivamente le sonorità degli oggetti, combina i suoni, introducono parole nei canti spontanei, iniziano a danzare.
–> Per approfondire, conosci il progetto “Before their first words”

Cosa dice la ricerca scientifica
- L’importanza del ritmo. I neonati mostrano delle aspettative ritmiche già a 2 giorni di vita. A 49 neonati di 2 giorni venivano fatte ascoltare composizioni pianistiche di Bach, in versione originale o in versione variata nel ritmo o in versione variata nella melodia, mentre veniva registrata la loro attività neurale attraverso l’Elettroencefalogramma (EEG). I neonati mostravano segnali neurali di sorpresa solo quando variava il ritmo e non quando variava la melodia. I neonati predicono il ritmo e probabilmente lo usano per prevedere le intenzioni sociali dell’adulto. Se il ritmo si interrompe, la bambina o il bambino mostra segnali di stress neurale rilevabili tramite EEG.
–> Per approfondire, leggi l’articolo relativo alla ricerca cliccando qui
- L’attività musicale plasma il cervello. Influenza l’organizzazione anatomo-funzionale di regioni cerebrali non specifiche per la musica, che sono coinvolte in altre abilità, come il linguaggio e la lettura. Per spiegare questo beneficio linguistico derivato dalla pratica musicale, Aniruddh Patel propose l’ipotesi OPERA (Overlap, Precision, Emotion, Repetition, Attention), in base alla quale la musica porta ad una plasticità adattiva della rete neurale coinvolta nell’elaborazione del linguaggio, perché la stimola in maniera ripetitiva, più fine e veicolando una dimensione emotiva che aiuta l’attenzione e la memorizzazione di nuovi apprendimenti.
–> Per approfondire, guarda questo video

- Multiculturalità. È importante la ricchezza del panorama musicale. Le ricerche hanno evidenziato una maggior flessibilità mentale nei bambini esposti a culture musicali diverse. Così come per le persone bilingui, le persone bimusicali sono avvantaggiate in tutti i compiti che richiedono astrazione e flessibilità in musica e possono sfruttare questo vantaggio cognitivo anche in altri ambiti e nel corso dell’intero ciclo di vita.
- La musica fa bene alla scuola. Gli studi comparati, che hanno messo a confronto chi è esperto di musica con chi non lo è, mostrano che i musicisti presentano una condizione di vantaggio nei compiti che richiedono l’ascolto di uno stimolo linguistico in un contesto rumoroso (classe) (N. Kraus). I musicisti quando leggono e studiano attivano un sistema cognitivo più articolato che permette loro di essere più efficienti e rapidi (M. Pantaleo). L’attività ritmico musicale stimola i meccanismi che servono anche per imparare a leggere.
- L’inserimento dell’educazione musicale nella scuola (nido, scuola dell’infanzia, scuola primaria) è fondamentale perché a quell’età il bambino la apprende spontaneamente, la fa propria con facilità e può esser strumento di prevenzione di eventuali difficoltà di apprendimento scolastico e di abilità sociali. Fare musica insieme favorisce lo sviluppo di una classe rispettosa.
–> Scarica il Manifesto NpM “Le buone pratiche musicali aiutano bambine e bambini a crescere”
Elena Flaugnacco
Psicologa, psicoterapeuta e specialista in neuropsicologia,
componente del Coordinamento Nazionale NpM