La musica fa bene!

Nati per la Musica La musica fa bene!

Raffaella Schirò, pediatra di libera scelta, componente del Coordinamento Nazionale Nati per la Musica e referente per la Lombardia.

La musica fa bene, lo sappiamo. Questa frase è ormai accettata e declinata da mamme e papà, pediatri/e, psicologi e psicologhe, pedagogisti/e e personale educativo per i molteplici ambiti che riguardano il sostegno dello sviluppo del bambino e della bambina.
Sappiamo che la musica, ascoltata e condivisa, sin dall’ambiente fetale e nei primi mesi di vita, ha un impatto positivo sul neuro sviluppo.
Sappiamo che gli effetti positivi sono evidenti sul miglioramento della memoria, delle capacità logiche e del linguaggio e queste evidenze sono documentate da studi scientifici.

Musica ed empatia

Ma ci sono altre e recenti scoperte che ci convincono proprio che la musica è un catalizzatore di benessere.
Non intendiamo fa bene perché rende il bambino o la bambina “migliore” ma perché ci fa stare bene insieme.
Si è infatti recentemente scoperto che la musica in famiglia influenza positively la capacità dei più piccoli e delle più piccole di provare empatia. Cioè, l’esperienza sonoro-musicale modera con un “contagio emotivo musicale” la relazione tra bambini, bambine e e genitori (o altre persone adulte di riferimento) e “aumenta l’empatia” in entrambi.
E se definiamo l’empatia come la capacità socio emozionale di capire e rispondere alle emozioni di chi si relaziona con noi, di chi abbiamo di fronte, mettendosi in risonanza, capirete che non è cosa da poco.
In questi studi si vede come il bambino o la bambina che ascolta una musica è in grado di notare le emozioni che questa suscita – allegria o tristezza per esempio – e di mettersi in sintonia: condivide cioè la stessa sensazione con la mamma o il papà e, se più grande, con gli altri bambini e bambine.

Quindi i più piccoli e le più piccole sentono due volte: ascoltano la musica e si sintonizzano con le emozioni di chi sta condividendo l’esperienza assieme a loro.

Per approfondire >>>>> The mechanisms through which the family music environment influences young children’s empathy: the mediating role of music emotional contagion and the moderating role of parent–child relationship quality

L’impatto delle competenze socio-relazionali

Questo è alla base dell’atteggiamento sociale del bambino e della bambina, una competenza che recentemente pare facciano più fatica a sviluppare poiché vivono un ambiente caratterizzato dalla presenza di molteplici dispositivi digitali e sono partecipi di un modello sociale sempre più individualista.
“I bambini non giocano più insieme“, “stanno sempre davanti agli schrami”, “la loro giornata è organizzata troppo, non hanno più tempo libero e non usano più la fantasia”.
Quante volte sentiamo e leggiamo queste frasi per definire la condizione di vita di bambine e bambini di oggi?

Per questo ancor di più è da tenere in considerazione l’effetto della musica sulle competenze socio-relazionali: ha ricadute sulla regolazione delle emozioni e le reazioni dei genitori e concorre a creare le basi per il benessere in famiglia e uno sviluppo sociale equilibrato del bambino stesso.

Fonte: A Review of the Literature on the Relationship of Music Education to the Development of Socio-Emotional Learning

Come bambini e bambine percepiscono la musica dalla nascita

La condivisione della musica, a differenza di altre attività educative o ricreative, non si pratica seguendo indicazioni o regole, non c’è un traguardo o un fine da raggiungere, la musica in famiglia si ascolta, si condivide e si riproduce con il corpo. Sì, si comunica anche con il corpo in movemento.

Dalla nascita e i primi mesi di vita il bambino o la bambina attiva parti del cervello e registra gli stimoli musicali.
Dai 3-6 mesi distingue quelli consoni secondo la musica che lo circonda da quelli inusuali o atonali e segue con movimenti asincroni del tronco (dondola, muove braccia) non “a tempo” ma con la musica.
Dai 12 mesi percepisce la sincronia della musica con il movimento ma non sa ancora riprodurla. “Battere il ritmo” è una competenza successiva ma non vuol dire che il bambino ascolta e gli piace la musica solo quando sa andare a tempo!

Quindi possiamo ascoltare musica cantare e ballare con i nostri bambini e bambine dalla nascita perché il loro cervello è predisposto a registrare i suoni, c’è proprio una parte specifica e dedicata che aspetta di essere “stuzzicata”.
Per creare questi stimoli, che sono spontanei, non serve la mediazione delle parole o di uno strumento. Il paesaggio sonoro in cui siamo immersi è l’ambiente che ci circonda, se ci fermiamo ad ascoltarlo e ci sforziamo di dettagliarlo sentiamo prima i rumori poi varie voci, i silenzi, e i suoni più o meno legati in musica.
L’esperienza sonora-musicale è una pratica spontanea e antica su cui si basa la relazione del bambino o della bambina con la persona adulta di riferimento.

Fonte >>>>> Development of auditory and spontaneous movement responses to music over the first postnatal year

Gli “attrezzi” per una piacevole e duratura esperienza sonoro-musicale possono essere:

  • La ricerca e ascolto di suoni spontanei ambientali da ascoltare insieme: l’acqua, il vento, i versi degli animali, le campane, il silenzio.
  • La riproduzione del suono con strumentario e oggetti semplici da usare e far usare
  • Il canto, e la lallazione del bambino o della bambina a cui agganciarsi e da cui sviluppare note, scale, stringhe di melodie.
  • Il movimento che rincorre, riproduce o anticipa il suono.
  • L’ascolto di musica, tutta la musica anche quella meno riprodotta.

In conclusione

Bambini e bambine ascoltano tutto quello che li circondano e sono aperti a dialogare con chi hanno intorno.

Per regalargli un’esperienza positiva e continua possiamo approfittare della loro predisposizione e cercare di esprimere le nostre emozioni, nonché giocare con i suoni e la musica che ci colpiscono e che vogliamo condividere nella giornata.

Senza schrami e senza troppe parole, e richieste performative.

La musica: un’ottima alleata!

Nati per la Musica La musica: un’ottima alleata!

Monica Castagnetti, pedagogista, componente del Coordinamento Nazionale Nati per la Musica e Nati per Leggere, spiega come la musica non sia solo emozione e piacere, ma un vero e proprio strumento educativo e di supporto alla routine di bambine e bambini.

Lo sappiamo bene, la musica è puro piacere che si insinua nelle nostre vite in molti modi; è la melodia sussurrata a mezza voce prima di colazione, quando siamo felici, è quel ritmo capace di ricaricarci quando siamo giù, è il quartetto per archi che ci fa passare così bene il mal di testa, è quella hit estiva capace anche di riportare indietro il sapore dei ricordi, è quel brano che sentivamo cantare molti anni fa e ci emozionava. Comunque la si metta, la musica, canticchiata, fischiettata, suonata nella mente o ascoltata, è quel linguaggio naturale che catalizza le nostre emozioni, le connette e le suscita.

Forse proprio per queste sue componenti emotive e personali, alle volte facciamo un po’ fatica a pensare che possa avere una qualche utilità, eppure è uno strumento indispensabile dal punto di vista educativo e nella gestione delle routine quotidiane. Vediamo come.

1. Regolazione emotiva e transizioni più dolci

Durante i primi anni di vita, passare dal piacere di giocare al momento della pappa, di prepararsi per uscire o fare la nanna può generare frustrazione, dispiacere, contrasti o crisi di rabbia. Durante i cambiamenti di attività la musica può essere di grande supporto; agisce, infatti, direttamente sul sistema limbico, riduce i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) e riporta più rapidamente ad uno stato emotivo di serenità e piacere.

  • Nella routine quotidiana: Utilizzare “canzoni di transizione” con ritmi regolari e prevedibili aiuta bambini e bambine a prevedere cosa sta per accadere. Un brano delicato e calmo prepara il corpo e la mente al riposo, mentre un motivo ritmato e divertente facilita il riordino dei giochi o la preparazione per uscire o la nanna senza arrivare allo scontro verbale.
Nati per la musica / Nati per leggere

2. Sviluppo del linguaggio e della comunicazione

L’ascolto e il canto di ninnenanne, filastrocche e linguaggio o canto ritmici stimolano le stesse aree cerebrali deputate all’elaborazione del linguaggio. La musicalità, infatti, accentua le sillabe delle parole, sottolinea le componenti vocaliche, rendendo più facile per il cervello nella prima infanzia identificare i fonemi e la struttura grammaticale, creando così una prima immagine efficace della struttura della madrelingua.

  • Nella routine quotidiana: Cantare o declamare filastrocche durante il momento del bagnetto o del cambio del pannolino fa stare bene e arricchisce il vocabolario di bambine e bambini. Questi momenti operativi, così, possono trasformarsi in occasioni di interazione linguistica, sociale e conoscenza reciproca.

3. Sviluppo motorio e coordinazione

La musica invita naturalmente al movimento. L’ascolto di ritmi differenti, anche provenienti da diverse culture musicali, e la coordinazione tra udito e movimento (come battere le mani, marciare o danzare) stimolano la corteccia motoria e lo sviluppo della coordinazione oculo-manuale e dell’equilibrio.

  • Nella routine quotidiana: Un bel momento di danza non si nega a nessuno, anche se vi sentite negati, per il vostro bambino o bambina sarete i danzatori migliori del mondo. Giocare con il corpo, cantando o ascoltando musica aiuta bambini e bambine a prendere consapevolezza del proprio corpo, delle sue possibilità, supporta la coordinazione e affina la motricità grossolana e fine, necessarie per molti compiti quotidiani.
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4. Potenziamento delle funzioni esecutive e dell’attenzione

Attività musicali semplici, come seguire un ritmo con il battito delle mani, dei piedi o percuotendo oggetti oppure fermarsi quando la musica o il canto si interrompe, sono attività molto complesse e giochi straordinari! Richiedono, infatti, capacità di controllo inibitorio, concentrazione, memoria di lavoro e flessibilità cognitiva, le basi delle cosiddette funzioni esecutive, che iniziano a crearsi fin da piccoli anche solo attraverso il rispetto dei turni di attesa in brevi scambi di versi e vagiti.

  • Nella routine quotidiana: Quando bambini e bambine sono più grandi, si può giocare insieme a ripetere brevi e semplici ritmi, realizzati con la voce o battendo le mani o altre parti del corpo. Il rispetto del tempo di ascolto, il mantenimento in memoria del breve ritmo e la sua riproduzione sono difficili e molto sfidanti!  Richiedono, infatti, capacità di autocontrollo che si riflette poi positivamente in routine complesse, come lo stare seduti a tavola durante i pasti o il lavarsi i denti con pazienza.

Queste sono solo alcune delle situazioni in cui la musica, nelle sue diverse declinazioni, può venire in supporto all’educazione e alle routine nei primi anni di vita.

L’invito ad avvalervi del canto e del ritmo in diverse situazioni quotidiane è soprattutto l’esortazione a recuperare il piacere di fare le cose insieme ai bambini e alle bambine con il loro stesso spirito. Per dare opportunità di giocare con la musica in questa età non serve per forza uno strumento, un lettore multimediale o uno schermo, basta recuperare quel piacere da cui siamo partiti in questo contributo e la gioia di usare la propria voce e le potenzialità musicali e ritmiche del corpo, proprio come fossimo ancora piccoli.

Monica Castagnetti 

pedagogista e componente del Coordinamento Nazionale NpM

Due battute con… Monica Castagnetti

Nati per la Musica Due battute con… Monica Castagnetti

(a cura di Luisa Pozzar)

Proseguiamo con il nostro percorso di ascolto di musiciste, musicisti, esperte ed esperti sulle evidenze scientifiche che sono alla base del Programma Nati per la Musica. Perché la proposta della musica fin da piccoli ha basi solide, dimostrate da ampi studi scientifici che si sono susseguiti e rinnovati negli anni.

Oggi sarà nostra ospite Monica Castagnetti, psicopedagogista, consulente del Centro per la Salute del Bambino e componente del Coordinamento Nazionale NpM e del Coordinamento Nazionale NpL.

L’intervento musicale precoce, inteso come buona pratica in famiglia per favorire lo sviluppo globale delle bambine e dei bambini, può diventare parte di un processo educativo?

Siamo concepiti – e nei mesi della gestazione viviamo – in un mondo di suoni e ritmi a intensità variabile che accompagnano le nostre prime scoperte intrauterine. L’udito si sviluppa presto ed è, insieme al tatto, una delle prime forme di percezione che abbiamo del mondo. Se consideriamo il processo educativo come una forma di conoscenza del mondo e di adattamento all’ambiente, possiamo proprio dire che i primi mesi della vita di ogni persona sono educati dal suono.

Sebbene nella nostra cultura si privilegino il “guardare ma non toccare” o il “fare silenzio”, le basi di uno sviluppo rispettoso della crescita riguardano ogni cosa che bambine e bambini possono sperimentare con il corpo, che ha a che fare con il ritmo e il movimento, e con il suono, che ha a che fare con l’ambiente e con la voce propria e altrui. Conoscere il potenziale del proprio corpo – che tocca, si muove, fa e si ferma – e conoscere il potenziale del suono e del silenzio – che libera, mette in relazione con gli altri, attrae o disturba, diverte e rasserena – sono tutti modi estremamente efficaci per sostenere lo sviluppo di bambine e bambini sin dalla nascita.

Quali sono i benefici della pratica sonoro-musicale condivisa in famiglia alla luce degli studi pedagogici?

I benefici sono moltissimi e ci portano nel cuore della relazione che bambine e bambini possono vivere con l’adulto che si prende cura di loro. Sono benefici che possono essere raggiunti con semplicità, attraverso il canto e l’uso modulato della voce, strumenti che tutte e tutti hanno a disposizione. La ninna nanna, le interazioni in “mammese”, le melodie canticchiate sottovoce distendono e rilassano adulto, bambina o bambino. Liberano e regolano le emozioni della coppia adulto-bambino: il canto è piacevole a ogni età!

Canto e voce sono potentissimi strumenti educativi anche per i più grandi. Insieme si possono vivere momenti di rara intensità emotiva che rinsaldano il legame genitore-bambino. E se a questo si aggiunge anche l’ascolto condiviso della musica che piace anche ai genitori, ci si conosce anche un po’, si fa l’orecchio ai ritmi e ai suoni che fanno parte della vita della famiglia, si ascoltano le storie e i ricordi che a quelle canzoni si accompagnano. Si può anche stare in silenzio e guardarsi negli occhi e chi riesce a farlo di certo non lo dimentica più.

Due battute con… Salvatore Di Russo

Nati per la Musica Due battute con… Salvatore Di Russo

(a cura di Luisa Pozzar)

Proseguiamo con il nostro percorso di ascolto di musicisti ed esperti sulle evidenze scientifiche che sono alla base del Programma Nati per la Musica. Perché la proposta della musica fin da piccoli ha basi solide, dimostrate da ampi studi scientifici che si sono susseguiti e rinnovati negli anni.

Oggi sarà nostro ospite Salvatore Di Russo, musicista, referente nazionale del Metodo BAPNE® e componente del Coordinamento Nazionale NpM.

Nell’esperienza sonoro-musicale precoce dei bambini e delle bambine, quanto è importante il coinvolgimento del corpo?

Come sostengono diversi studi fenomenologici, il corpo partecipa all’esperienza musicale con molteplici modalità che spesso vanno oltre l’aspetto puramente fisico (Lopéz Cano, 2005). Questo legame esistente tra il corpo e la musica ha destato l’interesse di numerosi pedagogisti tanto da considerare il movimento come un elemento fondamentale della propria proposta didattica. Così, tra i tanti, Friedrich Fröbel nel suo Mütter und Köselieder (1844) inserì alcune melodie psicomotorie destinate a bambini nei lori primi anni di vita ritenendo il corpo lo strumento attraverso il quale l’uomo “quale essere spirituale è correlato al mondo delle cose”; Dalcroze pose il corpo alla base della sua eurtimica quale situ per lo sviluppo della  “coscienza del ritmo” ed Edgar Willems sostenne la necessità di impiegare esercizi basati sul movimento istintivo del corpo per risvegliare “l’immaginazione motrice, chiave del ritmo musicale, e del ritmo artistico in generale”.

Quali benefici offre l’esperienza sonoro-musicale condivisa in famiglia? Come renderla parte della quotidianità?

La famiglia, in particolare la madre, assume un ruolo fondamentale nella crescita del bambino sin dai suoi primi mesi di vita. Semplici giochi di stimolazione motoria accompagnati dal canto possono essere infatti di grande aiuto nel suo sviluppo neuromotorio che, se da un lato è determinato geneticamente, dall’altro può essere condizionato dall’ambiente, dall’esperienza e dall’affettività. Ogni istante dello sviluppo dei bambini e delle bambine può essere accompagnato da attività musicali che richiedono il movimento. Le ninne-nanne, i giochi di coordinazione infantile, le filastrocche rappresentano un vasto repertorio a disposizione dei genitori per costruire attività neuromotorie adattabili allo specifico stadio evolutivo dei propri piccoli. La consapevolezza dei benefici che tali attività possono apportare al benessere fisico, psicologico ed emozionale dei bambini e delle bambine può offrire un grande stimolo affinché queste pratiche possano entrare a far parte integrante della quotidianità.

Due battute con… Elena Flaugnacco

Nati per la Musica Due battute con… Elena Flaugnacco

(a cura di Elisa Maria Colombo)

Proseguiamo con io nostro percorso di ascolto di musicisti ed esperti sulle evidenze scientifiche che sono alla base del Programma Nati per la Musica. Perché la proposta della musica fin da piccoli ha basi solide, dimostrate da ampi studi scientifici che si sono susseguiti e rinnovati negli anni.

Oggi sarà nostra ospite Elena Flaugnacco, neuropsicologa e psicoterapeuta e componente del Coordinamento Nazionale NpM.

In che senso il linguaggio si sviluppa in sintonia con la musica? 

Linguaggio e musica per svilupparsi coinvolgono le stesse strutture cognitive e in parte anche le stesse strutture neurali. Inoltre, intonazione, ritmo, durata, tono, intensità e accenti sono elementi comuni a linguaggio e musica: entrambi possono essere considerati come una sequenza organizzata di eventi sonori e motori che richiedono un’elaborazione temporale. Vi è oltretutto una grande somiglianza tra analisi del fonema della comunicazione parlata e del tono in quella musicale.  

Nella lettura e nella comprensione della frase la corretta percezione del ritmo influisce sulla comprensione di quanto si sta leggendo o si sta ascoltando: ad esempio, lo stesso ritmo, la stessa intonazione hanno valenze emotive ed espressive. Una frase può essere pronunciata con due intenzioni differenti e portare con sé due significati comunicativi diversi.  

Che cosa significa trasferimento delle competenze?

Attraverso la musica è possibile stimolare altri aspetti cognitivi, aumentando le competenze del bambino anche in attività extramusicali come la lettura, il linguaggio, il calcolo a mente e altre abilità sociali. Questo apprendimento avviene grazie a un trasferimento di competenze: una conoscenza o un apprendimento acquisito in ambito musicale influenza e viene applicato in un contesto diverso. 

Due battute con… Stefano Gorini

Nati per la Musica Due battute con… Stefano Gorini

(a cura di Elisa Maria Colombo)

Proseguiamo con io nostro percorso di ascolto di musicisti ed esperti sulle evidenze scientifiche che sono alla base del Programma Nati per la Musica. Perché la proposta della musica fin da piccoli ha basi solide, dimostrate da ampi studi scientifici che si sono susseguiti e rinnovati negli anni.

Oggi sarà nostra ospite Stefano Gorini, pediatra e componente del Coordinamento Nazionale NpM.

Come la musica porta benessere in famiglia?

La musica è un’esperienza naturale che da sempre accompagna l’uomo. In tutte le culture, infatti, le mamme cantano ninne nanne per i propri figli, raccontano storie o filastrocche, con l’aiuto dello strumento musicale più naturale che esista, la voce, a disposizione di tutti, anche delle famiglie più svantaggiate. La voce diventa canto, il canto diventa musica ed ecco che quest’ultima fa parte del vissuto di ogni persona fin dalla nascita (e anche prima) e diventa una componente irrinunciabile per una crescita globale. La musica è gioia, divertimento, gioco, emozione, mezzo per comunicare e interagire con gli altri e con l’ambiente, stimolo per conoscere e sviluppare le potenzialità espressive e creative della persona. Ecco perché porta benessere in famiglia.

In che modo il pediatra avvicina i genitori al mondo dei suoni?

L’avvicinamento alla musica inizia già alla prima visita in ambulatorio, quando il neonato ha pochi giorni. Il pediatra illustra quanto sia importante la musica nella relazione affettiva e nello sviluppo cognitivo del bambino e fornisce alcuni consigli pratici, come prendere l’abitudine di cantare per il proprio piccolo durante la giornata, sia singolarmente che insieme.

Altro suggerimento è quello di ascoltare musica facendo partecipare il bambino, cullandolo. Il momento della prima visita deve dare anche l’opportunità di riflettere sull’importanza di un’ecologia dell’ambiente sonoro, in cui la musica non è un rumore di sottofondo, che alla fine può risultare fastidioso, la casa non deve essere satura di suoni o rumori. Il silenzio è importante, prepara alla comunicazione sonora ed è parte di essa, permettendo al bambino di porre attenzione all’ascolto di chi ha di fronte. La musica deve essere un’esperienza piacevole per il bambino. Se in un determinato momento questi dimostra di non averne voglia bisogna lasciarlo stare. Bastano alcuni momenti durante la giornata (durante il cambio del pannolino ad esempio): l’importante è che si instauri in famiglia un’abitudine e che la musica non sia occasionale.

Due battute con… Maddalena Patella

Nati per la Musica Due battute con… Maddalena Patella

(a cura di Elisa Maria Colombo)

Proseguiamo con io nostro percorso di ascolto di musicisti ed esperti sulle evidenze scientifiche che sono alla base del Programma Nati per la Musica. Perché la proposta della musica fin da piccoli ha basi solide, dimostrate da ampi studi scientifici che si sono susseguiti e rinnovati negli anni.

Oggi sarà nostra ospite Maddalena Patella, insegnante, musicista e componente del Coordinamento Nazionale NpM.

Musica e movimento sono strettamente connessi: quanto è importante l’ascolto attivo?

Certamente possiamo dire che la musica stimola e accompagna il movimento del bambino. Infatti, a partire dai 6/8 mesi i bambini iniziano a rispondere alle sollecitazioni ritmiche dondolando oppure provando a muovere il capo a ritmo. Crescendo, reagiranno all’ascolto della musica improvvisando con il corpo e, a partire dai 3 anni, i genitori potranno proporre girotondi, danze, filastrocche e canzoncine in cui associare a ritmi diversi gesti e movimenti. Il dialogo sonoro diventerà quindi anche “danzante” ed è importante che i genitori si mettano in gioco. Si può attingere da canti e gesti provenienti dalla tradizione popolare come “batti batti le manine” oppure “ecco l’occhio bello, ecco suo fratello” ecc. in cui al dialogo verbale viene affiancato quello tattile, offrendo così un primo avvio alla conoscenza corporea.

Quali sono le prime esperienze musicali da fare in famiglia?

È importante permettere al bambino di esplorare la realtà acustica in modo attivo, attraverso la scoperta e la manipolazione degli “oggetti sonanti”. Nessuno comincia a parlare solo se ha imparato la grammatica o a disegnare solo dopo un corso di pittura: bisogna lasciare i bambini liberi di “scarabocchiare con i suoni” anche se non conoscono ancora le note. Così, quando il piccolo compositore in erba riuscirà a raggiungere la credenza della cucina e a eseguire un assolo per cucchiaio, mestolo e pentola a pressione (i suoi primi strumenti musicali) andrà incoraggiato, valorizzando la sua scoperta sonora, perché è in quel momento che una delle prime esperienze musicali è in atto e il suono degli oggetti quotidiani è la musica di tutti i giorni.

Due battute con… Cecilia Pizzorno

Nati per la Musica Due battute con… Cecilia Pizzorno
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Due battute con… Antonella Costantini

Nati per la Musica Due battute con… Antonella Costantini

(a cura di Elisa Colombo)

Riprendiamo la sana abitudine di ascoltare la voce di musicisti ed esperti sulle evidenze scientifiche che sono alla base del Programma Nati per la Musica. Perché la proposta della musica fin da piccoli ha basi solide, dimostrate da ampi studi scientifici che si sono susseguiti e rinnovati negli anni.

Oggi sarà nostra ospite Antonella Costantini, insegnante, musicista e componente del Coordinamento Nazionale NpM.

Quali generi musicali ascoltare insieme ai bambini e perché?

La musica è una forma di comunicazione (linguaggio) e personalmente ritengo sia bene considerare diversi aspetti. Il primo è quello di iniziare a condividere gli ascolti già dalla gravidanza in base ai gesti e alla formazione culturale di entrambi i genitori. Ascoltare quindi insieme ciò che appartiene alle radici sonore , che fa parte della memoria storica del nucleo familiare come filastrocche, ninna-nanne, conte nei vari dialetti di appartenenza o comunque tramandate da nonni e parenti. Pensare alla musica come a un mondo variegato di colori e emozioni aiuterà a comprendere che fin dalla prima infanzia è buona pratica inserire una varietà musicale molto ricca che consenta al bambino di captare ritmi, melodie e armonie il più diversi possibili: in questo modo potranno discriminare e orientare le loro scelte in base al proprio gusto e alle proprie esigenze.

È importante ricordare che le canzoni per bambini non sono necessariamente le più indicate nel processo educativo… gradualmente dovrebbero venire inseriti tutti i repertori, dalla musica classica fino a quella contemporanea passando dal Barocco al Jazz. Naturalmente l’ideale sarebbe poter condividere musica dal vivo senza delegare l’ascolto esclusivamente ai media.

Il silenzio è musica?

Rispondo con Miles Davis: “La vera musica è il silenzio. Tutte le note non fanno che incorniciare il silenzio”.

Da ciò si comprende come sia essenziale per un musicista partire dal silenzio per la creazione della materia musicale e ricorda a tutti noi quanto suoni e rumori inquinino questo mondo e quanto eloquente ed educativo sia trasmettere ai propri figli il valore del silenzio, sia come forma di rispetto sia come obiettivo da riconquistare.

Spesso notiamo come i nostri bambini siano incapaci di interagire tra di loro perché le loro dinamiche risultano troppo chiassose e proprio questa diseducazione li porta nel tempo anche a non saper ascoltare. Malesseri del nostro tempo in cui il valore del silenzio viene vissuto quasi sempre con imbarazzo e disagio.